Arte e vino

Luci, colori, profumi, aromi …

Arrivo nelle Langhe. Posizionate tra Torino e Savona sono l’apoteosi del Nebbiolo ed incredibilmente facili da raggiungere.

Il Nebbiolo è un vitigno a bacca nera prevalentemente coltivato nelle Langhe e nel Roero. La suddivisione tra questi due territori è una barriera naturale: il fiume Tanaro. A nord c’è il Roero ed a sud le Langhe.   Un susseguirsi di colline con creste affilate, segnate da valli profonde e parallele rivestite di vigneti rigogliosi. L’alternanza dei paesaggi, la vastità degli orizzonti caratterizzati da torri e castelli mi conducono nel cuore del nebbiolo.

Qui generazioni di vignaiuoli hanno dedicato la vita per allevare questo vitigno nobile. Il nome sembra derivi dall’abbondante pruina (serve da protezione per i raggi ultravioletti e impedisce l’eccesiva disidratazione dell’acino) che si forma creando un’appannatura e dalla maturazione tardiva che  obbliga la vendemmia durante le nebbie autunnali.

Il sole illumina la giornata e m’accompagna alla scoperta delle opere d’arte presenti nei vigneti. Il primo incontro è con la “Capella del Barolo” o SS.Madonna delle Grazie. È una piccola chiesetta costruita per radunare i contadini che lavoravano nelle vigne circostanti in caso di temporali o violente grandinate, mai consacrata e restaurata da due artisti: l’inglese David Tremlett e l’americano Sol LeWitt.

Poco lontano c’è il Cubo. È la rappresentazione del Barolo: spigoloso alla nascita ma con una robusta struttura portante per una grande tenuta nel tempo! Dall’interno possiamo ammirare il paessaggio a 360° sui vigneti. L’opera è stata realizzata dagli architetti Luca e Marina Deabate di Torino.

Poche colline più a nord ecco la terza meraviglia: un acino d’uva sospeso sulle vigne. Una grande bolla ovale, appoggiata su una piattaforma di rovere rivestita di un materiale soffice, pruinoso e trasparente come è l’acino dell’uva. Anche quest’opera è realizzata dagli architetti Luca e Marina Deabate di Torino.

Appagato dalle luci e dai colori delle Langhe arrivo nella sua capitale: Alba. Un piatto di plin (degli agnolotti minuscoli fatti a mano) al brasato di Barolo serviti con un “Bricco Rocche Barolo Brunate 1999”.  Ricavato da due varietà di Nebbiolo: la Michet e la Lampia, viene affinato in botti da 300 litri per 30 mesi. Un Barolo elegante e con una giusta complessità. Un naso raffinato di spezie e di frutti.

Nel pomeriggio la degustazione verticale del Barberesco “Bricco Asili Bricco Asili” delle annate 2003, 2004, 2005, 2006, 2007 e 2008. Un monovarietale di Nebbiolo Michet con affinamento per 24 mesi in piccole botti di rovere francese da 300 litri. Personalmente è l’esaltazione del nebbiolo e la fortuna di degustare 5 annate è come andare ad una vernissage di un grande artista, impagabile!!! Offre una tavolozza olfattiva dove i sentori della ciliegia, della mora con sfumature floreali vengono percepiti nell’evoluzione delle annate.

Giornata intensa e piena di scoperte. Arrivederci Langhe!

By Alberto Buratto

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